Salvare le imprese che nonostante la crisi hanno investito in innovazione, progetti e sviluppo è un dovere della politica
Pubblicato il 09. feb, 2010 da apindustria in Vita Associativa
I due anni appena trascorsi sono stati devastanti per l’economia di molti paesi, il 2010 rischia di essere la fotocopia degli anni precedenti, ma bisogna fare qualche cosa di concreto e subito.
Questa in maniera lapidaria è la percezione che i piccoli imprenditori hanno del mercato, ma non tutto è perduto.
Oltre alle aziende che hanno dovuto licenziare, mettere in cassa integrazione parte del personale, ci sono altre aziende che nonostante la forte depressione economica hanno reagito in modo diverso, ovvero facendo ricerca, innovazione, creando propri marchi, investendo in pubblicità per far conoscere i propri prodotti. Aziende che hanno tenuto duro, indebitandosi ancora di più ma creandosi una migliore prospettiva per il futuro.
Di sicuro il sistema bancario non le ha assistite e se andiamo a vedere i loro bilanci le troveremo maggiormente indebitate, con bilanci in perdita a fronte degli investimenti fatti e dei costi sostenuti, ma con grandi possibilità di sviluppo, questo perché i costi sono stati sostenuti nell’ultimo anno e i risultati si misureranno negli anni immediatamente futuri.
ABBIAMO IL DOVERE DI AIUTARE QUESTE IMPRESE! E COME?
E’ indispensabile individuarle e creare delle linee di credito straordinario ad hoc per loro, un credito che non tenga conto dei bilanci delle esposizioni finanziarie, ma dei progetti, della possibilità che queste aziende avranno se adeguatamente aiutate.
E’ indispensabile ad esempio che per le imprese virtuose, quelle che in questi due anni non hanno reagito chiudendo i cordoni della borsa e facendo economia, ma investendo, si attivi una moratoria dei mutui, tutti, per almeno due anni, senza spese e penali, senza che questo incida sulla valutazione di rating dell’azienda e che non precluda la possibilità di trovare risorse per fare altri investimenti nell’immediato futuro.
E’ indispensabile che l’imprenditore da qui ai prossimi sei mesi abbia la possibilità, mediante garanzie ipotecarie di primo e secondo grado e i Confidi, di ritrattare tutto il debito e spalmarlo in almeno 20 anni, senza spese e penali.
Questo è l’unico modo per rilanciare l’economia sana, quella fatta da imprenditori con progetti, idee, coloro che potranno tornare a far parlare di Made in Italy e di eccellenza, dell’Italia nel mondo, coloro che non hanno delocalizzato le produzioni contribuendo a non impoverire il nostro paese e il nostro tessuto sociale, ma senza più risorse economiche per realizzarli, perché è da queste imprese che si deve ripartire.
Paradossalmente le imprese che hanno fatto economia, che avranno salvato i bilanci, forse sono proprio quelle che si troveranno in ritardo nell’agganciare la ripresa, viceversa quelle aziende che nonostante tutto hanno rischiato investendo per restare sul mercato da protagoniste rischiano di essere lette dal sistema bancario in modo sbagliato ed essere escluse dai finanziamenti per i prossimi anni.



