Parchi commerciali
Pubblicato il 09. feb, 2010 da apindustria in Vita Associativa
Presidente Pesaresi, cosa ne pensa dei cosiddetti “Parchi commerciali” e della querelle scatenatasi sull’argomento per quanto riguarda la zona di Osimo?
Personalmente ho assistito alla nascita dell’attuale centro commerciale Auchan quando era solo un’idea in testa ad un grande imprenditore e mi sembrava un progetto avveniristico: oggi è quasi superato e sono trascorsi solo pochi anni. Se ci riferiamo a questo tipo di attività dalle proporzioni enormi, certamente penso che vanno controllate; altra cosa è parlare dei piccoli parchi commerciali cittadini che possono solo portare del bene alla città.
Ritengo che impedire l’apertura di strutture di media dimensione come un Ipersimply e la galleria commerciale annessa, sia un grave errore, in quanto quelli che secondo il mio parere vanno tenuti sotto stretta osservazione sono i veri e propri parchi commerciali o mega centri commerciali di ben altre dimensioni.
E’ vero che ad Osimo, come in altre città del nostro territorio, non si sente il bisogno di altri centri commerciali, dato che la domanda è inferiore all’attuale offerta, ma è pur vero che un libero mercato subisce le sue naturali trasformazioni: chi ha lavorato meglio e in qualità resiste, ma chi ha solo approfittato di occasioni momentanee, quando queste vengono meno, scompare!
Inoltre, tutti possono constatare che è nelle periferie delle città che si sviluppa un commercio più strutturato, in aree idonee che convogliano importanti flussi di utenti. Le attività commerciali in sofferenza possono trovare nuova vita all’interno di centri commerciali organizzati, sgomberando il traffico delle principali arterie cittadine e consentendo ai centri storici di valorizzare altre caratteristiche ed attività.
In un momento di grande crisi e selezione del mercato bisogna puntare sulla qualità, sulla diversificazione, sulla formazione, sull’innovazione dell’offerta, su proposte accattivanti, sul Made in Italy, se non addirittura sul Made in Marche; non basta aprire una Partita I.v.a. e avviare un’azienda, perché oggi non è più possibile e resiste non chi è più grande, ma chi è orientato al mercato e non al prodotto, chi sa produrre o vendere ciò che il mercato chiede.



