Intervista ad Adrea Pesaresi, Presidente Apindustria Ancona, Macerata e titolare della CFP
Pubblicato il 30. nov, 2009 da apindustria in Vita Associativa
Signor Pesaresi, qual è la situazione attuale delle piccole e medie imprese del comparto osimano?
La crisi si sta vedendo solo ora in tutta la sua gravità a livello di micro e piccola impresa, perché le grandi aziende, che lavorano su mercati internazionali, ne hanno risentito prima ed ora forse alcune cominciano a vedere qualche accenno di ripresa. Invece le attività di piccole dimensioni hanno iniziato a sentire i reali effetti della crisi da agosto-settembre del 2009 e credo che ne avranno ancora almeno per tutto il 2010.
Quali sono i settori in flessione e quelli che resistono?
Tengono un po’ meglio di altri il settore alimentare, perché riguarda bisogni di prima necessità, l’alta tecnologia, come l’informatica e la domotica, le imprese di servizi alle persone, oltre alle aziende che hanno saputo fare eccellenza. In flessione troviamo invece soprattutto il manifatturiero, la meccanica e il mondo dei terzisti e di quelle aziende che non hanno creato un proprio brand.
Che tipo di problematiche stanno incontrando le aziende?
Soprattutto la difficoltà di accesso al credito. Le banche non solo sono state l’effetto scatenante della crisi, ma stanno anche rallentando la ripresa. Gli istituti di credito sostengono di aver finanziato di più rispetto al passato, ma bisogna vedere poi chi hanno sovvenzionato. Prima ripartivano equamente il credito fra tutti, ora con tempi biblici e con richieste assurde finanziano parecchio a pochi e non certo a chi ne ha realmente bisogno.
Secondo lei perché le banche non starebbero finanziando?
In primis perché non hanno più liquidità, e poi perché vogliono stare a vedere come le aziende rispondono alla crisi, il terzo motivo è Basilea 2 che era già superata prima ancora di entrare in vigore e che metterà il 90% delle aziende nella black list delle imprese non più affidabili quando queste presenteranno i bilanci dell’anno 2009. Ma così si rischia che alla fine non ci saranno più aziende sane, perché questo sistema perverso rischia di risucchiare nel vortice della crisi anche le aziende sane che avrebbero superato questo difficile momento senza grossi problemi se le banche avessero continuato a fare le banche e finanziare realmente gli investimenti in innovazione, le idee e non solo in presenza di grandi capitali da mettere in garanzia. Bisogna ricordare che le aziende che si stanno trovando più in difficoltà sono proprio quelle che negli ultimi anni sono ricorse al credito per rinnovarsi e che hanno investito!
Lo Stato può intervenire a riguardo?
Il governo ha già fatto abbastanza mettendo i bond a garanzia dei patrimoni delle banche. Il ministro Tremonti ha dato indicazioni chiarissime a riguardo, spiegando che i bond dovevano essere usati per dare respiro alle aziende. Invece, le banche li hanno utilizzati per sistemare i propri bilanci e non li hanno rigirati alle imprese, o lo hanno fatto in misura minima. Attualmente si sta utilizzando molto lo strumento dei Confidi, ma questo deve fornire anche una risposta immediata alle aziende, invece, poi le banche si prendono tempi biblici per erogare i finanziamenti, ammesso che li erogano!
A quali fattori è implicabile, secondo lei, questa lunghezza nei tempi di risposta delle banche?
Principalmente al fatto che, mentre prima erano le filiali a poter deliberare e decidere su un finanziamento, ora, invece, il direttore di banca non ha più potere decisionale; poi bisogna capire chi dirige queste banche! Chiediamoci serenamente se tutti hanno la capacità di capire realmente quali difficoltà incontra ogni giorno un imprenditore! Un imprenditore se sbaglia perde il cliente ed esce dal mercato, la banca se sbaglia viene aiutata giustamente dallo Stato con interventi ad hoc per non farle saltare, poi ci vengono a dire che sono SPA e devono fare utili, “giustissimo!” ma se una banca viene aiutata dallo Stato ciò significa che ha anche un dovere sociale nei confronti della comunità e delle imprese, io ho seri dubbi che qualche funzionario lo abbia capito!
Se un imprenditore non riesce ad incassare da un cliente non avrà nessuna possibilità che qualche santo lo aiuti! Le banche sono le prime essendosi iper garantitre a rientrare del proprio credito.
Cosa si sente di consigliare ad un giovane che volesse intraprendere un’attività in un momento di crisi come questo?
Prima di tutto deve puntare sulle idee, mentre le aziende devono innovarsi nei processi e nei prodotti. Si devono insegnare ai giovani nuovi mestieri, recuperando e valorizzando anche quelli di un tempo.
La mia azienda, ad esempio, ha studiato il “Club Mio Caffè”, un progetto dedicato proprio ai giovani che vogliono intraprendere una loro attività nel settore alimentare.
Si tratta di una sorta di businness, che punta sulla qualità e la genuinità del prodotto, a costi, però, molto competitivi.
E questo è una dimostrazione di come un giovane, che magari ha perso il lavoro, può essere ricollocato nel mercato del lavoro stesso.
E’ come un ufficio del lavoro, inteso, però, come strumento per ricollocare il disoccupato, insegnandogli un lavoro e fornendogli un’assistenza a 360 gradi: dall’idea, al finanziamento, fino alla formazione del personale.
Un’altra soluzione è rappresentata dal polo tecnologico, il progetto del Comune di Osimo, di sinergia aziendale che punta ad aiutare imprese nello sviluppo delle idee e dei prodotti. Le aziende devono unirsi in ATI, ossia associazioni temporanee di imprese; in questa maniera per realizzare un progetto, il costo non sarebbe più tutto a carico di una sola azienda, ma verrebbe ripartito tra le imprese associate.
In questo le associazioni di categoria possono fare molto per aiutare le aziende a realizzare idee e progetti. Solo in questa maniera si può uscire dalla crisi.
Infine, quando pensa ci sarà una ripresa?
Molti sostengono che la fase discendente sia finita, ma in realtà ritengo che si stia mostrando ora in tutta la sua gravità. In Europa, infatti la crisi non riguarda un settore, ma è generalizzata. A livello internazionale sembra sia finita la fase di discesa, anche se non è la sensazione che hanno le piccole imprese.
A mio parere ci vorrà tutto il 2010, anche perché adesso le persone stanno spendendo meno, visto che manca la sicurezza economica e lavorativa.
Ma se calano i consumi, l’economia si ferma e il Natale sarà un grande banco di prova e io personalmente sono molto preoccupato.
Noi imprenditori dobbiamo avere la capacità di crescere professionalmente con questa crisi, dimostrare le nostre grandi capacità, unirci, fare sistema con l’aiuto delle associazioni di categoria e lasciarci alle spalle questa crisi nel più breve tempo possibile più forti di prima, perché le difficoltà hanno il potere di rafforzare i vincenti.



