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	<title>Blog - Apindiustria Ancona</title>
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	<description>Associazione APINDUSTRIA Ancona</description>
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		<title>Parchi commerciali</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 11:14:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>apindustria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vita Associativa]]></category>
		<category><![CDATA[centri storici]]></category>
		<category><![CDATA[commercio]]></category>
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		<description><![CDATA[Presidente Pesaresi, cosa ne pensa dei cosiddetti “Parchi commerciali” e della querelle scatenatasi sull’argomento per quanto riguarda la zona di Osimo?
Personalmente ho assistito alla nascita dell&#8217;attuale centro commerciale Auchan quando era solo un&#8217;idea in testa ad un grande imprenditore e mi sembrava un progetto avveniristico: oggi è quasi superato e sono trascorsi solo pochi anni. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Presidente Pesaresi, cosa ne pensa dei cosiddetti “Parchi commerciali” e della querelle scatenatasi sull’argomento per quanto riguarda la zona di Osimo?</p>
<p><em>Personalmente ho assistito alla nascita dell&#8217;attuale centro commerciale Auchan quando era solo un&#8217;idea in testa ad un grande imprenditore e mi sembrava un progetto avveniristico: oggi è quasi superato e sono trascorsi solo pochi anni. Se ci riferiamo a questo tipo di attività dalle proporzioni enormi, certamente penso che vanno controllate; altra cosa è parlare dei piccoli parchi commerciali cittadini che possono solo portare del bene alla città. </em></p>
<p><em>Ritengo che impedire l&#8217;apertura di strutture di media dimensione come un Ipersimply e la galleria commerciale annessa, sia un grave errore, in quanto quelli che secondo il mio parere vanno tenuti sotto stretta osservazione sono i veri e propri parchi commerciali o mega centri commerciali di ben altre dimensioni. </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>E&#8217; vero che ad Osimo, come in altre città del nostro territorio, non si sente il bisogno di altri centri commerciali, dato che la domanda è inferiore all&#8217;attuale offerta, ma è pur vero che un libero mercato subisce le sue naturali trasformazioni: chi ha lavorato meglio e in qualità resiste, ma chi ha solo approfittato di  occasioni momentanee, quando queste vengono meno, scompare!</em></p>
<p><em>Inoltre, tutti possono constatare che è nelle periferie delle città che si sviluppa un commercio più strutturato, in aree idonee che convogliano importanti flussi di utenti. Le attività commerciali in sofferenza possono trovare nuova vita all’interno di centri commerciali organizzati, sgomberando il traffico delle principali arterie cittadine e consentendo ai centri storici di valorizzare altre caratteristiche ed attività.</em></p>
<p><em>In un momento di grande crisi e selezione del mercato bisogna puntare sulla qualità, sulla diversificazione, sulla formazione, sull&#8217;innovazione dell&#8217;offerta, su proposte accattivanti, sul Made in Italy, se non addirittura sul Made in Marche;  non basta aprire una Partita I.v.a. e avviare un&#8217;azienda, perché  oggi non è più possibile e resiste non chi è più grande, ma chi è orientato al mercato e non al prodotto, chi sa produrre o vendere ciò che il mercato chiede.</em></p>
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		<title>Corsi CFP</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 10:47:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>apindustria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[corso base]]></category>
		<category><![CDATA[pizza]]></category>
		<category><![CDATA[ricollocamento]]></category>

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		<description><![CDATA[Da sabato 13 Febbraio 2010 Apindustria, in collaborazione con Centro Forniture Pesaresi, organizza  un corso base per IMPARARE A FARE LA PIZZA, gratuito per alcune categorie di lavoratori.
Per tre settimane, tutti i sabato mattina, dalle ore 09.00 alle ore 13.00, nell&#8217;aula “Accademia dei mestieri golosi”  presso la sede di Osimo Stazione della CFP, in via Crispi 7, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da sabato 13 Febbraio 2010 Apindustria, in collaborazione con Centro Forniture Pesaresi, organizza  un corso base per IMPARARE A FARE LA PIZZA, gratuito per alcune categorie di lavoratori.</p>
<p>Per tre settimane, tutti i sabato mattina, dalle ore 09.00 alle ore 13.00, nell&#8217;aula “<em>Accademia dei mestieri golosi</em>”  presso la sede di Osimo Stazione della CFP, in via Crispi 7, verrà organizzato un corso base per imparare a fare la pizza, al quale seguiranno altri tre corsi di specializzazione di vario livello.</p>
<p><strong>Per tutti coloro che hanno perso il posto di lavoro, sono in cassa integrazione o sono iscritti alle liste di mobilità, il corso sarà completamente gratuito.</strong></p>
<p>Potrà essere una valida opportunità per imparare un nuovo mestiere e tentare il ricollocamento in settori meno aggrediti dalla crisi rispetto ad altri.</p>
<p>Si tratta del primo di una serie di corsi che si terranno ogni sabato per tutto l&#8217;anno 2010 con il medesimo scopo.</p>
<p>Il costo per chi vorrà partecipare e non fa parte delle suddette categorie sarà di €. 100.00 a partecipante.</p>
<p><strong>Il corso è a numero chiuso per un massimo di 20 partecipanti.</strong></p>
<p>Per informazioni o iscrizioni: tel. 071.781824; fax 071.781039;  mail <a href="mailto:info@gruppocfp.it">info@gruppocfp.it</a> .</p>
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		<title>Salvare le imprese che nonostante la crisi hanno investito in innovazione, progetti e sviluppo è un dovere della politica</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 10:45:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>apindustria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vita Associativa]]></category>
		<category><![CDATA[debito]]></category>
		<category><![CDATA[investimenti]]></category>
		<category><![CDATA[mutui]]></category>
		<category><![CDATA[sistema bancario]]></category>

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		<description><![CDATA[I due anni appena trascorsi sono stati devastanti per l’economia di molti paesi, il 2010 rischia di essere la fotocopia degli anni precedenti, ma bisogna fare qualche cosa di concreto e subito.
Questa in maniera lapidaria è la percezione che i piccoli imprenditori hanno del mercato, ma non tutto è perduto.
Oltre alle aziende che hanno dovuto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I due anni appena trascorsi sono stati devastanti per l’economia di molti paesi, il 2010 rischia di essere la fotocopia degli anni precedenti, ma bisogna fare qualche cosa di concreto e subito.</p>
<p>Questa in maniera lapidaria è la percezione che i piccoli imprenditori hanno del mercato, ma non tutto è perduto.</p>
<p>Oltre alle aziende che hanno dovuto licenziare, mettere in cassa integrazione parte del personale, ci sono altre aziende che nonostante la forte depressione economica hanno reagito in modo diverso, ovvero facendo ricerca, innovazione, creando propri marchi, investendo in pubblicità per far conoscere i propri prodotti. Aziende che hanno tenuto duro, indebitandosi ancora di più ma creandosi una migliore prospettiva per il futuro.</p>
<p>Di sicuro il sistema bancario non le ha assistite e se andiamo a vedere i loro bilanci le troveremo maggiormente indebitate, con bilanci in perdita a fronte degli investimenti fatti e dei costi sostenuti, ma con grandi possibilità di sviluppo, questo perché i costi sono stati sostenuti nell’ultimo anno e i risultati si misureranno negli anni immediatamente futuri.</p>
<p>ABBIAMO IL DOVERE DI AIUTARE QUESTE IMPRESE!  E COME?</p>
<p>E’ indispensabile individuarle e creare delle linee di credito straordinario ad hoc per loro, un credito che non tenga conto dei bilanci delle esposizioni finanziarie, ma dei progetti, della possibilità che queste aziende avranno se adeguatamente aiutate.</p>
<p>E’ indispensabile ad esempio che per le imprese virtuose, quelle che in questi due anni non hanno reagito chiudendo i cordoni della borsa e facendo economia, ma investendo, si attivi una moratoria dei mutui, <em><span style="text-decoration: underline;">tutti</span></em><span style="text-decoration: underline;">,</span> per almeno due anni, senza spese e penali, senza che questo incida sulla valutazione di rating dell’azienda e che non precluda la possibilità di trovare risorse per fare altri investimenti nell’immediato futuro.</p>
<p>E’ indispensabile che l’imprenditore da qui ai prossimi sei mesi abbia la possibilità, mediante garanzie ipotecarie di primo e secondo grado e i Confidi, di ritrattare tutto il debito e spalmarlo in almeno 20 anni, senza spese e penali.</p>
<p>Questo è l’unico modo per rilanciare l’economia sana, quella fatta da imprenditori con progetti, idee, coloro che potranno tornare a far parlare di <em>Made in Italy</em> e di eccellenza, dell’Italia nel mondo, coloro che non hanno delocalizzato le produzioni contribuendo a non impoverire il nostro paese e il nostro tessuto sociale,  ma senza più risorse economiche per realizzarli, perché è da queste imprese che si deve ripartire.</p>
<p>Paradossalmente le imprese che hanno fatto economia, che avranno salvato i bilanci, forse sono proprio quelle che si troveranno in ritardo nell’agganciare la ripresa, viceversa quelle aziende che nonostante tutto hanno rischiato investendo per restare sul mercato da protagoniste rischiano di essere lette dal sistema bancario in modo sbagliato  ed essere escluse dai finanziamenti per i prossimi anni.</p>
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		<title>Rilanciare l&#8217;edilizia è una priorità per tutti</title>
		<link>http://blog.apindustria.org/rilanciare-ledilizia-e-una-priorita-per-tutti/</link>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 10:40:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>apindustria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Facciamo Business]]></category>
		<category><![CDATA[casa]]></category>
		<category><![CDATA[cubatura]]></category>
		<category><![CDATA[edilizia]]></category>
		<category><![CDATA[oneri di urbanizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[ristrutturare]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ sotto gli occhi di tutti che la crisi ha colpito molto duramente anche e soprattutto il settore dell&#8217;edilizia. Le imprese  stanno chiudendo e con loro stanno ridimensionandosi tutte le aziende dell’indotto, a partire da quelle che vendono le materie prime; stanno chiudendo i punti vendita del mobile e degli accessori per la casa.
Come Presidente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ sotto gli occhi di tutti che la crisi ha colpito molto duramente anche e soprattutto il settore dell&#8217;edilizia. Le imprese  stanno chiudendo e con loro stanno ridimensionandosi tutte le aziende dell’indotto, a partire da quelle che vendono le materie prime; stanno chiudendo i punti vendita del mobile e degli accessori per la casa.</p>
<p>Come Presidente di Apindustria e responsabile ANIEM (settore edile di Confapi), mi sento in dovere di lanciare un messaggio forte e chiaro a tutte le forze politiche locali, ovvero quello di provare a mettere da parte ogni velleità nei confronti delle amministrazioni pubbliche e guardare solo al bene delle città, appoggiando ogni azione di rilancio dell&#8217;edilizia privata e pubblica. Tutti insieme dobbiamo far sì che si tenti di trovare la giusta soluzione per tornare a costruire, con intelligenza, nel rispetto delle regole e realizzando le opere di pubblica necessità.</p>
<p>Bisogna cercare di realizzare  progetti sociali dove tutti possano arrivare ad acquistare una propria casa, impegnando possibilmente il patrimonio già costruito e non venduto, a prezzi agevolati, liberando risorse per le imprese edili, con le quali si possa tornare a costruire o a ristrutturare vecchi stabili.</p>
<p>Con ogni mezzo e al di là dell&#8217;appartenenza politica, bisogna fare tutto quanto in nostro potere per rilanciare l&#8217;economia. Pensiamo anche a particolari incentivi per la ristrutturazione di immobili da mettere in sicurezza sismica, da portare a norma con interventi per il risparmio di energia, concedendo un aumento di cubatura; pensiamo alla ristrutturazione di stabilimenti industriali anche essi da mettere in sicurezza sismica o alla bonifica dell&#8217;amianto, costruendo impianti di generazione di energia pulita, cappotti termici ecc&#8230; ma con incentivi in aumento di cubatura; pensiamo alle agevolazioni di insediamenti industriali nelle aree ad essa destinate, per intercettare imprese che vogliano venire ad investire nel nostro territorio, creando nuova occupazione.</p>
<p>Occorre sfruttare appieno gli incentivi del Governo, con l&#8217;aggiunta di qualche ulteriore incentivo locale, anche concedendo maggiori agevolazioni sugli oneri di urbanizzazione.</p>
<p>In momenti di crisi come quello che stiamo vivendo bisogna avere il coraggio di dire le cose come realmente stanno. Scelte del genere potranno anche creare dissensi nell&#8217;immediato, ma a lungo termine produrranno benefici.</p>
<p>In un momento di crisi sia a livello di domanda che a livello di liquidità, non è neppure immaginabile che l’edilizia possa rimettersi in moto senza un incentivo concreto, senza creare un vero e proprio business.</p>
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		<title>Congresso Comune di Osimo</title>
		<link>http://blog.apindustria.org/congresso-comune-di-osimo/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 11:47:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>apindustria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupazione]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[precari]]></category>
		<category><![CDATA[ricollocamento]]></category>

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		<description><![CDATA[Con una disoccupazione che a livello nazionale ha raggiunto l’8%, il tramonto ormai definitivo del modello marchigiano e lo scoramento  diffusosi tra le giovani generazioni in cerca di occupazione,  la  nostra Provincia può considerarsi ancora un’isola felice?
C’è chi giudica oramai alle spalle la fase peggiore di questa congiuntura epocale ma alcuni settori produttivi, e certamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con una <strong>disoccupazione</strong> che a livello nazionale ha raggiunto l’8%, il tramonto ormai definitivo del modello marchigiano e lo scoramento  diffusosi tra le giovani generazioni in cerca di occupazione,  la  nostra Provincia può considerarsi ancora un’isola felice?</p>
<p>C’è chi giudica oramai alle spalle la fase peggiore di questa congiuntura epocale ma alcuni settori produttivi, e certamente le famiglie di chi ha perso il <strong>lavoro</strong>, sono solo all’inizio del periodo critico che ha investito altri prima di loro.</p>
<p>I preoccupanti effetti della  crisi economico-finanziaria che ha colpito duramente i nostri distretti  produttivi impone la necessità di un confronto tra enti, imprenditori, lavoratori e consumatori per cercare di mettere in atto strategie condivise ed efficaci.</p>
<p>In questa fase in cui piccoli imprenditori  e loro dipendenti, artigiani, commercianti e famiglie vivono le stesse difficoltà, si è ritenuto opportuno fare il punto della situazione e valutare insieme</p>
<p>tutti gli strumenti da mettere in campo per traghettare le imprese, in particolar modo le PMI,  verso un futuro più certo,  salvaguardando occupati e <strong>precari</strong>.</p>
<p>Per queste ragioni, il Comune di Osimo con alcuni attori locali del mondo del lavoro, si sono dati appuntamento per giovedì 17 Dicembre presso l’aula magna dell’Istituto Tecnico Corridoni in via Molino Mensa, nell’intento di favorire l’informazione e la conoscenza sulle opportunità di <strong>ricollocamento</strong> e riconversione per coloro che hanno perso il lavoro o hanno cessato un’attività.</p>
<p>Vi aspetto!</p>
<p><a href="http://blog.apindustria.org/wp-content/uploads/2009/12/programma.pdf"><strong>Scarica il programma</strong></a></p>
<p><a href="http://blog.apindustria.org/wp-content/uploads/2009/12/scheda_adesione_congresso.pdf"><strong></strong></a><strong><a>Modulo adesione</a></strong></p>
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		<title>Di questo passo non si uscirà dalla crisi!</title>
		<link>http://blog.apindustria.org/di-questo-passo-non-si-uscira-dalla-crisi/</link>
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		<pubDate>Thu, 03 Dec 2009 11:21:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>apindustria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Noi e le Banche]]></category>

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		<description><![CDATA[Non è questa la strada per uscire dallo stato di crisi!
Perché alle istituzioni, Stato, Regione, Prefetture vengono nascoste o trasferite in maniera anomala e distorta le reali informazioni che arrivano dal mercato in fatto di accesso al credito e banche.Forse non ci siamo realmente resi conto della difficoltà che stanno incontrando le aziende sane che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non è questa la strada per uscire dallo stato di crisi!</p>
<p>Perché alle istituzioni, Stato, Regione, Prefetture vengono nascoste o trasferite in maniera anomala e distorta le reali informazioni che arrivano dal mercato in fatto di accesso al credito e banche.Forse non ci siamo realmente resi conto della difficoltà che stanno incontrando le aziende sane che vendono beni strumentali solo mediante finanziamenti o leasing , specialmente se i propri clienti sono piccoli artigiani, piccoli commercianti o comunque piccole e micro imprese; per non parlare delle attività di neo costituzione per le quali l’accesso al credito è addirittura negato se non in presenza di garanzie immobili o di terze persone a volte improponibili.</p>
<p>Una nostra associata ci ha segnalato di aver presentato in una sola mattina 13 pratiche di finanziamento fra banche e società di leasing e di avere avuto una sola risposta positiva: tutto il resto è stato bocciato! E’ possibile che 12 piccole e micro imprese su 13 non siano più finanziabili? Non è lecito il dubbio?Il sistema bancario continua a snocciolare alle istituzioni  cifre che dimostrerebbero nel 2009 un aumento di finanziamenti in valore assoluto rispetto al passato. Ma CHI hanno finanziato? Perché noi che stiamo sul campo di battaglia tutti i giorni non abbiamo questa sensazione!</p>
<p>Forse hanno elargito tanto a pochi piuttosto che il giusto a tanti?Qual’ è il metro di misura e di valutazione del sistema bancario? Se veramente considerassero l’andamentale, come viene dichiarato pubblicamente,  ci sarebbero dei problemi ma almeno per il 2009, con i nuovi bilanci ancora da presentare, non sarebbero drammatici. La sensazione è che in questo momento la micro e piccola impresa, “<em>quella che non ha voce e  quando muore non fa rumore</em>”, viene valutata solo ed esclusivamente in base alla patrimonializzazione, agli immobili da mettere in garanzia; ma spesso i micro imprenditori, un popolo di artigiani e grandi lavoratori ma poco esperti di credito e finanza, non hanno gli strumenti per capire certi criteri di valutazione e malgrado le loro attività siano sane, si vedono negare il credito  mettendo in gravissima difficoltà se stessi e le imprese loro fornitrici , che a loro volta non possono più vendere prodotti che potrebbero essere finanziati.Siamo sul finire di questo 2009 e le aziende non hanno ancora presentato i bilanci; ma il prossimo anno saranno ben poche quelle con un andamentale in miglioramento, con fatturati e utili in crescita, con sofferenze finanziarie in calo: cosa succederà allora?</p>
<p>Abbiamo chiara la sensazione che l’apice della crisi non si è ancora visto  e che effetti più devastanti potrebbero arrivare se non verranno presi  immediatamente i necessari provvedimenti; se le banche non inizieranno a prendersi le loro responsabilità,  tornando a guardare la persona, cercando di capire se è moralmente sana, se ha progetti vincenti e soprattutto se, grazie all’apporto della banca, ha la possibilità di uscire dal tunnel della crisi e guardare con fiducia al futuro.Le banche ci dicono che il 95% dei finanziamenti concessi nel 2009 servono per le ristrutturazioni dei debiti delle imprese, ma Apindustria ha chiara la sensazione che quelle poche aziende che nel 2009 vogliono ancora investire in tecnologie, innovazione, marchi ecc… facciano grande difficoltà ad accedere al credito in tempi brevi, per non parlare di coloro i quali ancora hanno il coraggio di aprire nuove imprese: per loro il credito è un miraggio !Per queste ragioni Apindustria chiede  ufficialmente alla Regione e alla Prefettura di andare a fondo del problema e di verificare come stanno realmente le cose, al di là  dei soli dati  che ricevono dal sistema bancario.</p>
<p>Ci si deve rendere conto che i piccoli imprenditori, oltre che lamentarsi con le associazioni di categoria, non possono fare altro contro lo strapotere di un sistema che prima ha contribuito ad innescare la crisi ed ora contribuisce a rallentare la ripresa.</p>
<p>Ci sono tanti imprenditori che hanno voglia di crescere, investire, innovarsi, guardare al futuro, ma con quali soldi?</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Noleggio a lungo termine autovettura</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 16:14:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>apindustria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Facciamo Business]]></category>
		<category><![CDATA[autovettura]]></category>
		<category><![CDATA[noleggio]]></category>

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		<description><![CDATA[Occasione!
Solo per gli associati Apindustria AN-MC c’è la possibilità di subentrare nel noleggio a lungo termine di una FIAT PANDA a metano a un prezzo vantaggioso.
Per ulteriori dettagli contattaci.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><strong>Occasione!</strong></h2>
<p>Solo per gli associati Apindustria AN-MC c’è la possibilità di subentrare nel noleggio a lungo termine di una <strong>FIAT PANDA</strong> a metano a un prezzo vantaggioso.</p>
<p>Per ulteriori dettagli <a href="http://blog.apindustria.org/?page_id=15">contattaci</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Intervista ad Adrea Pesaresi, Presidente Apindustria Ancona, Macerata e titolare della CFP</title>
		<link>http://blog.apindustria.org/intervista-ad-adrea-pesaresi-presidente-apindustria-ancona-macerata-e-titolare-della-cfp/</link>
		<comments>http://blog.apindustria.org/intervista-ad-adrea-pesaresi-presidente-apindustria-ancona-macerata-e-titolare-della-cfp/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 16:11:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>apindustria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vita Associativa]]></category>
		<category><![CDATA[banche]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[pesaresi]]></category>

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		<description><![CDATA[Signor Pesaresi, qual è la situazione attuale delle piccole e medie imprese del comparto osimano? 
La crisi si sta vedendo solo ora in tutta la sua gravità a livello di micro e piccola impresa, perché le grandi aziende, che lavorano su mercati internazionali, ne hanno risentito prima ed ora forse alcune cominciano a vedere qualche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Signor Pesaresi, qual è la situazione attuale delle piccole e medie imprese del comparto osimano? </strong></em><br />
La crisi si sta vedendo solo ora in tutta la sua gravità a livello di micro e piccola impresa, perché le grandi aziende, che lavorano su mercati internazionali, ne hanno risentito prima ed ora forse alcune cominciano a vedere qualche accenno di ripresa. Invece le attività di piccole dimensioni hanno iniziato a sentire  i reali effetti della crisi da agosto-settembre del  2009 e credo che ne avranno ancora almeno per tutto il 2010.</p>
<p><em><strong>Quali sono i settori in flessione e quelli che resistono? </strong></em><br />
Tengono un po’ meglio di altri il settore alimentare, perché riguarda bisogni di prima necessità, l’alta tecnologia, come l’informatica e la domotica, le imprese di  servizi alle persone, oltre alle aziende che hanno saputo fare eccellenza. In flessione troviamo invece soprattutto il manifatturiero, la meccanica e il mondo dei terzisti e di quelle aziende che non hanno creato un proprio brand.</p>
<p><em><strong>Che tipo di problematiche stanno incontrando le aziende?</strong></em><br />
Soprattutto la difficoltà di accesso al credito. Le banche non solo  sono state l’effetto scatenante della crisi, ma stanno anche rallentando la ripresa. Gli istituti di credito sostengono di aver finanziato di più rispetto al passato, ma bisogna vedere poi chi hanno sovvenzionato. Prima ripartivano equamente il credito fra tutti, ora con tempi biblici e con richieste assurde finanziano parecchio a pochi e non certo a chi ne ha realmente bisogno.</p>
<p><em><strong>Secondo lei perché le banche non starebbero finanziando?</strong></em><br />
In primis perché non hanno più liquidità, e poi perché vogliono stare a vedere come le aziende rispondono alla crisi, il terzo motivo è Basilea 2 che era già superata prima ancora di entrare in vigore e che metterà il 90% delle aziende nella black list delle imprese non più affidabili quando queste presenteranno i bilanci dell’anno 2009. Ma così si rischia che alla fine non ci saranno più aziende sane, perché questo sistema perverso rischia di risucchiare nel vortice della crisi anche le aziende sane che avrebbero superato questo difficile momento senza grossi problemi se le banche avessero continuato a fare le banche e finanziare realmente gli investimenti in innovazione, le idee e non solo in presenza di grandi capitali da mettere in garanzia. Bisogna ricordare che le aziende che si stanno trovando più in difficoltà sono proprio quelle che negli ultimi anni sono ricorse al credito per rinnovarsi e che hanno investito!</p>
<p><em><strong>Lo Stato può intervenire a riguardo?</strong></em><br />
Il governo ha già fatto abbastanza mettendo i bond a garanzia dei patrimoni delle banche. Il ministro Tremonti ha dato indicazioni chiarissime a riguardo, spiegando che i bond dovevano essere usati per dare respiro alle aziende. Invece, le banche li hanno utilizzati per sistemare i propri bilanci e non li hanno rigirati alle imprese, o lo hanno fatto in misura minima. Attualmente si sta utilizzando molto lo strumento dei Confidi, ma questo deve fornire anche una risposta immediata alle aziende, invece, poi le banche si prendono tempi biblici per erogare i finanziamenti, ammesso che li  erogano!</p>
<p><em><strong>A quali fattori è implicabile, secondo lei, questa lunghezza nei tempi di risposta delle banche?</strong></em><br />
Principalmente al fatto che, mentre prima erano le filiali a poter deliberare e decidere su un finanziamento, ora, invece, il direttore di banca non ha più potere decisionale; poi bisogna capire chi dirige queste banche! Chiediamoci serenamente se tutti hanno la capacità di capire realmente quali difficoltà incontra ogni giorno un imprenditore! Un imprenditore se sbaglia perde il cliente ed esce dal mercato, la banca se sbaglia viene aiutata giustamente dallo Stato con interventi ad hoc per non farle saltare, poi ci vengono a dire che sono SPA e devono fare utili, “giustissimo!” ma se una banca viene aiutata dallo Stato ciò significa che ha anche un dovere sociale nei confronti della comunità e delle imprese, io ho seri dubbi che qualche funzionario lo abbia capito!</p>
<p>Se un imprenditore non riesce ad incassare da un cliente non avrà nessuna possibilità che qualche santo lo aiuti! Le banche sono le prime essendosi iper garantitre a rientrare del proprio credito.</p>
<p><em><strong>Cosa si sente di consigliare ad un giovane che volesse intraprendere un’attività in un momento di crisi come questo?</strong></em><br />
Prima di tutto deve puntare sulle idee, mentre le aziende devono innovarsi nei processi e nei prodotti.  Si devono insegnare ai giovani nuovi mestieri, recuperando e valorizzando anche quelli di un tempo.</p>
<p>La mia azienda, ad esempio,  ha studiato il “Club Mio Caffè”, un progetto dedicato proprio ai giovani che vogliono intraprendere una loro attività nel settore alimentare.</p>
<p>Si tratta di una sorta di  businness, che punta sulla qualità e la genuinità del prodotto, a costi, però, molto competitivi.<br />
E questo è una dimostrazione di come un giovane, che magari ha perso il lavoro, può essere ricollocato nel mercato del lavoro stesso.</p>
<p>E’ come un ufficio del lavoro, inteso, però, come strumento per ricollocare il disoccupato, insegnandogli un lavoro e fornendogli un’assistenza a 360 gradi: dall’idea, al finanziamento, fino alla formazione del personale.</p>
<p>Un’altra soluzione è rappresentata dal polo tecnologico, il progetto del Comune di Osimo, di sinergia aziendale che punta ad aiutare imprese nello sviluppo delle idee e  dei prodotti. Le aziende devono unirsi in ATI, ossia associazioni temporanee di imprese; in questa maniera per realizzare un progetto, il costo non sarebbe più tutto a carico di una sola azienda, ma verrebbe ripartito tra le imprese associate.</p>
<p>In questo le associazioni di categoria possono fare molto per aiutare le aziende a realizzare idee e progetti. Solo in questa maniera si può uscire dalla crisi.</p>
<p><em><strong>Infine, quando pensa ci sarà una ripresa?</strong></em><br />
Molti sostengono che la fase discendente sia finita, ma in realtà ritengo che si stia mostrando ora in tutta la sua gravità. In Europa, infatti  la crisi non riguarda un settore, ma è generalizzata. A livello internazionale sembra sia finita la fase di discesa, anche se non è la sensazione che hanno le piccole imprese.</p>
<p>A mio parere ci vorrà tutto il 2010, anche perché adesso le persone stanno spendendo meno, visto che manca la sicurezza economica e lavorativa.</p>
<p>Ma se calano i consumi, l’economia si ferma e il Natale sarà un grande banco di prova e io personalmente sono molto preoccupato.</p>
<p>Noi imprenditori dobbiamo avere la capacità di crescere professionalmente con questa crisi, dimostrare le nostre grandi capacità, unirci, fare sistema con l’aiuto delle associazioni di categoria e lasciarci alle spalle questa crisi nel più breve tempo possibile più forti di prima, perché le difficoltà hanno il potere di rafforzare i vincenti.</p>
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		<title>Rapporti con le banche</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 11:54:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>apindustria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Noi e le Banche]]></category>
		<category><![CDATA[banche]]></category>
		<category><![CDATA[credito]]></category>
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		<description><![CDATA[A più di un anno dal convegno in cui denunciammo forse per primi l’irrigidimento del sistema bancario nei confronti delle imprese, in particolare delle PMI, porto un esempio per dimostrare quanto questo sistema sia ancora fortemente  “ingessato”.
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			<content:encoded><![CDATA[<p>A più di un anno dal convegno in cui denunciammo forse per primi l’irrigidimento del sistema bancario nei confronti delle imprese, in particolare delle PMI, porto un esempio per dimostrare quanto questo sistema sia ancora fortemente  “ingessato”.</p>
<p>E’ l’esperienza di  fatti realmente accaduti ad un’azienda che ha tutte le caratteristiche per accedere al credito, ma che ha incontrato gravi difficoltà di accesso <strong>reale</strong>.</p>
<p>L’azienda ha 45 anni di vita ( tre generazioni di imprenditori) molto ben patrimonializzata, mezzi propri a sufficienza, poco utilizzo di fidi, ampio spazio per richiesta di ulteriori finanziamenti, fatturato e utili in sensibile crescita rispetto al 2008 (comunque anch’esso in crescita), progetti di sviluppo interessantissimi con due nuovi marchi di proprietà recentemente registrati.</p>
<p>L’azienda ha chiesto un finanziamento di €. 250.000.00 per l’acquisizione di alcune aziende in difficoltà, fatto di indubbio valore data la situazione economica locale.</p>
<p>Il finanziamento è stato richiesto a fine maggio 2008 ad una banca non regionale operante nell’anconetano  con il sostegno di un Confidi, il cui intervento non sarebbe stato necessario in altri tempi.</p>
<p>Il Confidi ha immediatamente deliberato positivamente, la banca ha dato un parere di massima subito positivo e si è avviata la pratica.</p>
<p>Il risultato? Con una scusa o l’altra, o per incapacità dei funzionari, a distanza di ben 5 mesi l’azienda ha fatto comunque gli investimenti con i mezzi propri, e del finanziamento non si è vista neppure l’ombra!</p>
<p>Qualche giorno fa  candidamente il responsabile della banca contattava il titolare dell’azienda comunicandogli che la pratica stava per essere perfezionata e che la banca, per dare il via libera, chiedeva un anticipo di €. 50.000.00, cifra che per un anno sarebbe stata lasciata a disposizione della banca; l’erogazione del mutuo sarebbe stata effettuata dopo circa una settimana o 15 gg.</p>
<p>Ovviamente l’imprenditore, che a differenza della banca ha una moralità e la fortuna di non dipendere da quel sistema, indignato, ha manifestato tutto il suo disprezzo e ha liquidato istituto e funzionario senza volerne più sapere del finanziamento.</p>
<p>Se l’azienda avesse assunto impegni e quel denaro fosse stato indispensabile per onorarli, cosa sarebbe successo?</p>
<p>Se le banche dicono alle istituzioni che stanno operando nel rispetto delle regole e le istituzioni senza esempi concreti sono costrette a crederci, è anche per colpa delle associazioni di categoria che non hanno il coraggio di prendere posizione nei confronti del sistema bancario, lobby troppo potente per essere affrontata dai “piccoli”.</p>
<p>Apindustria (aderente Confapi), unica vera espressione delle PMI del territorio, vuole metterci la faccia, ma incontra grandi difficoltà a ricavare spazi di ascolto: è per questo che confidiamo anche in questo mezzo di comunicazione che può farci sentire più uniti e farci “uscire dal guscio”.</p>
<p>Stampa e mezzi di informazione avrebbero il dovere di informare su come stanno realmente le cose, ma lo fanno ?</p>
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		<title>Chiedi al Presidente</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 11:53:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>apindustria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vita Associativa]]></category>
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Uno spazio dedicato agli imprenditori e a tutti coloro che vivono, a vario titolo, il mondo dell’Impresa. Vuoi sottoporre un argomento all’attenzione del presidente o conoscere la posizione dell’Associazione in merito a questioni che investono l’Impresa?
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Da oggi Apindustria  si arricchisce di un ulteriore strumento comunicativo a disposizione delle Aziende del territorio, associate e non.<br />
Uno spazio dedicato agli imprenditori e a tutti coloro che vivono, a vario titolo, il mondo dell’Impresa. Vuoi sottoporre un argomento all’attenzione del presidente o conoscere la posizione dell’Associazione in merito a questioni che investono l’Impresa?</p>
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