Di questo passo non si uscirà dalla crisi!
Pubblicato il 03. dic, 2009 da apindustria in Noi e le Banche
Non è questa la strada per uscire dallo stato di crisi!
Perché alle istituzioni, Stato, Regione, Prefetture vengono nascoste o trasferite in maniera anomala e distorta le reali informazioni che arrivano dal mercato in fatto di accesso al credito e banche.Forse non ci siamo realmente resi conto della difficoltà che stanno incontrando le aziende sane che vendono beni strumentali solo mediante finanziamenti o leasing , specialmente se i propri clienti sono piccoli artigiani, piccoli commercianti o comunque piccole e micro imprese; per non parlare delle attività di neo costituzione per le quali l’accesso al credito è addirittura negato se non in presenza di garanzie immobili o di terze persone a volte improponibili.
Una nostra associata ci ha segnalato di aver presentato in una sola mattina 13 pratiche di finanziamento fra banche e società di leasing e di avere avuto una sola risposta positiva: tutto il resto è stato bocciato! E’ possibile che 12 piccole e micro imprese su 13 non siano più finanziabili? Non è lecito il dubbio?Il sistema bancario continua a snocciolare alle istituzioni cifre che dimostrerebbero nel 2009 un aumento di finanziamenti in valore assoluto rispetto al passato. Ma CHI hanno finanziato? Perché noi che stiamo sul campo di battaglia tutti i giorni non abbiamo questa sensazione!
Forse hanno elargito tanto a pochi piuttosto che il giusto a tanti?Qual’ è il metro di misura e di valutazione del sistema bancario? Se veramente considerassero l’andamentale, come viene dichiarato pubblicamente, ci sarebbero dei problemi ma almeno per il 2009, con i nuovi bilanci ancora da presentare, non sarebbero drammatici. La sensazione è che in questo momento la micro e piccola impresa, “quella che non ha voce e quando muore non fa rumore”, viene valutata solo ed esclusivamente in base alla patrimonializzazione, agli immobili da mettere in garanzia; ma spesso i micro imprenditori, un popolo di artigiani e grandi lavoratori ma poco esperti di credito e finanza, non hanno gli strumenti per capire certi criteri di valutazione e malgrado le loro attività siano sane, si vedono negare il credito mettendo in gravissima difficoltà se stessi e le imprese loro fornitrici , che a loro volta non possono più vendere prodotti che potrebbero essere finanziati.Siamo sul finire di questo 2009 e le aziende non hanno ancora presentato i bilanci; ma il prossimo anno saranno ben poche quelle con un andamentale in miglioramento, con fatturati e utili in crescita, con sofferenze finanziarie in calo: cosa succederà allora?
Abbiamo chiara la sensazione che l’apice della crisi non si è ancora visto e che effetti più devastanti potrebbero arrivare se non verranno presi immediatamente i necessari provvedimenti; se le banche non inizieranno a prendersi le loro responsabilità, tornando a guardare la persona, cercando di capire se è moralmente sana, se ha progetti vincenti e soprattutto se, grazie all’apporto della banca, ha la possibilità di uscire dal tunnel della crisi e guardare con fiducia al futuro.Le banche ci dicono che il 95% dei finanziamenti concessi nel 2009 servono per le ristrutturazioni dei debiti delle imprese, ma Apindustria ha chiara la sensazione che quelle poche aziende che nel 2009 vogliono ancora investire in tecnologie, innovazione, marchi ecc… facciano grande difficoltà ad accedere al credito in tempi brevi, per non parlare di coloro i quali ancora hanno il coraggio di aprire nuove imprese: per loro il credito è un miraggio !Per queste ragioni Apindustria chiede ufficialmente alla Regione e alla Prefettura di andare a fondo del problema e di verificare come stanno realmente le cose, al di là dei soli dati che ricevono dal sistema bancario.
Ci si deve rendere conto che i piccoli imprenditori, oltre che lamentarsi con le associazioni di categoria, non possono fare altro contro lo strapotere di un sistema che prima ha contribuito ad innescare la crisi ed ora contribuisce a rallentare la ripresa.
Ci sono tanti imprenditori che hanno voglia di crescere, investire, innovarsi, guardare al futuro, ma con quali soldi?



